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Monday 21 January 2008 |
Panic Selling: Termine indicante l'innesco di una fase di mercato fortemente
ribassista, in corrispondenza della quale gli investitori raggiungono
il più alto grado di pessimismo, senza che gli indici soggetti al calo
trovino livelli di supporto significativi da cui poter mettere a segno
un rimbalzo. (www.trendonline.com)
 I mercati hanno dato grandi segni di debolezza
nella sessione odierna, aumentando le preoccupazioni su un rallentamento nello
scenario economico mondiale, sulle grandi banche a
rischio fallimento e su un taglio del loro rating.
Lo spettacolo del
panic selling è in corso ma quando finirà? O meglio, dove? Definire una fine
alla grande speculazione non è un facile lavoro almeno fino a che non vedremo i
policy makers attuare i loro piano risanatori. Gli indici mondiali hanno perso
in media 5 punti percentuali nonostante la chiusura dei mercati americani in
occasione della festa in ricordo Martin Luther King. Il totale dei
volumi negoziati è stato superiore alla media giornaliera dei volumi scambiati
la settimana scorsa anche se molti investitori americani non erano davanti ai
loro PC.
Una possibilità è che i traders abbiano atteso un giorno con minori
partecipanti sul mercato per dare una forte scossa e sollecitare qualche
reazione da parte delle banche centrali. Noi dubitiamo in una pronta reazione da
parte delle banche centrali perchè siamo convinti che neanche a loro è chiaro
come agire. La BCE in particolare è forzata a ridurre i tassi d'interesse per
contenere il declino dei mercati finanziari.
Dall'altro lato Trichet deve
combattere contro una crescente inflazione (media prevista
2.5% nel 2008) e
contro i sindacati che aumentano i salari e quindi il potere d'acquisto. La BCE
prenderà il suo tempo per arrivare ad una conclusione il 30 gennaio (non
prima) quando assisteremo non ad una fine della discesa ma almeno ad una
diminuzione della volatilità.
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